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    sabato 24 gennaio 2009

    Di tristezza, di diritti e di zingare

    La mia battaglia con l'azienda continua, come continua questa tristezza profonda che non m'abbandona, si vede che gli sto simpatica. In mancanza di parole sensate mie, rimedio con un articolo bellissimo e un video altrettanto bello.

    Eluana Englaro, la rivoluzione di un padre. Di Roberto Saviano.
    BEPPINO Englaro, il papà di Eluana, sta dando forza e senso alle istituzioni italiane e alla possibilità che un cittadino del nostro Paese, nonostante tutto, possa ancora sperare nelle leggi e nella giustizia. Ciò credo debba essere evidente anche per chi non accetta di voler sospendere uno stato vegetativo permanente e ritiene che ogni forma di vita, anche la più inerte, debba essere tutelata.
    Mi sono chiesto perché Beppino Englaro, come qualcuno del resto gli aveva suggerito, non avesse ritenuto opportuno risolvere tutto "all'italiana". Molti negli ospedali sussurrano: "Perché farne una battaglia simbolica? La portava in Olanda e tutto si risolveva". Altri ancora consigliavano il solito metodo silenzioso, due carte da cento euro a un'infermiera esperta e tutto si risolveva subito e in silenzio.
    Come nel film "Le invasioni barbariche", dove un professore canadese ormai malato terminale e in preda a feroci dolori si raccoglie con amici e familiari in una casa su un lago e grazie al sostegno economico del figlio e a una brava infermiera pratica clandestinamente l'eutanasia. Mi chiedo perché e con quale spirito accetta tutto questo clamore. Perché non prende esempio da chi silenziosamente emigra alla ricerca della felicità, sempre che le proprie finanze glielo permettano. Alla ricerca di tecniche di fecondazione in Italia proibite o alla ricerca di una fine dignitosa. Con l'amara consapevolezza che oramai non si emigra dall'Italia solo per trovare lavoro, ma anche per nascere e per morire. Nella vicenda Englaro ritornano sotto veste nuova quelle formule lontane e polverose che ci ripetevano all'università durante le lezioni di filosofia. Il principio kantiano: "Agisci in modo che tu possa volere che la massima delle tue azioni divenga universale" si fa carne e sudore. E forse solo in questa circostanza riesci a spiegarti la storia di Socrate e capisci solo ora dopo averla ascoltata migliaia di volte perché ha bevuto la cicuta e non è scappato. Tutto questo ritorna attuale e risulta evidente che quel voler restare, quella via di fuga ignorata, anzi aborrita è molto più di una campagna a favore di una singola morte dignitosa, è una battaglia in difesa della vita di tutti. E per questo Beppino, nonostante il suo dramma privato, ha dovuto subire l'accusa di essere un padre che vuole togliere acqua e cibo alla propria figlia, contro coloro che dileggiano la Suprema Corte e contro chi minaccia sanzioni e ritorsioni per le Regioni che accettino di accogliere la sua causa, nel pieno rispetto di una sentenza della Corte di cassazione.L'unica risposta che ho trovato a questa domanda, la più plausibile, è che la lotta quotidiana di Beppino Englaro non sia solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto, perché è chiaro che la vita del Diritto è diritto alla vita. Beppino Englaro con la sua battaglia sta aprendo una nuova strada, sta dimostrando che in Italia si può e si deve restare utilizzando gli strumenti che la democrazia mette a disposizione. In Italia non esiste nulla di più rivoluzionario della certezza del Diritto. E mi viene in mente che tutelare la certezza dei diritti, la certezza dei crediti, costituirebbe la stangata definitiva all'economia criminale. Se fosse possibile, nella mia terra, rivolgersi a un tribunale per veder riconosciuto, in un tempo congruo, la fondatezza del proprio diritto, non si avvertirebbe certo il bisogno di ricorrere a soluzioni altre. Beppino questo sta dimostrando al Paese. Non sarebbe necessario ricorrere al potere di dissuasione delle organizzazioni criminali, che al Sud hanno il monopolio, illegale, nel fruttuoso business del recupero crediti.
    E a lui il merito di aver insegnato a questo Paese che è ancora possibile rivolgersi alle istituzioni e alla magistratura per vedere affermati i propri diritti in un momento di profonda e tangibile sfiducia. E nonostante tutte le traversie burocratiche, è lì a dimostrare che nel diritto deve esistere la possibilità di trovare una soluzione.
    Per una volta in Italia la coscienza e il diritto non emigrano. Per una volta non si va via per ottenere qualcosa, o soltanto per chiederla. Per una volta non si cerca altrove di essere ascoltati, qualsiasi cittadino italiano, comunque la pensi non può non considerare Beppino Englaro un uomo che sta restituendo al nostro Paese quella dignità che spesso noi stessi gli togliamo. Immagino che Beppino Englaro, guardando la sua Eluana, sappia che il dolore di sua figlia è il dolore di ogni singolo individuo che lotta per l'affermazione dei propri diritti. Se avesse agito in silenzio, trovando scorciatoie a lui sarebbe rimasto forse solo il suo dolore. Rivolgendosi al diritto, combattendo all'interno delle istituzioni e con le istituzioni, chiedendo che la sentenza della Suprema Corte sia rispettata, ha fatto sì, invece, che il dolore per una figlia in coma da 17 anni, smettesse di essere un dolore privato e diventasse anche il mio, il nostro, dolore. Ha fatto riscoprire una delle meraviglie dimenticate del principio democratico, l'empatia. Quando il dolore di uno è il dolore di tutti. E così il diritto di uno diviene il diritto di tutti.



    19 commenti:

    1. Bel post, bello il pensiero che il dolore di uno è il dolore di tutti....dovrebbe essere cosi', più spesso.
      Bello anche il video.
      Un bacio forte:)

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    2. bellissimo l'articolo di saviano, grazie per averlo postato qui.
      Tu tieni duro ed in bocca al lupo per tutto!

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    3. Senza parole...
      grazie per aver postato l'articolo.
      ciao

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    4. Hai scritto un post meraviglioso e ne condivido ogni singola parola. Grazie al coraggio del sig.Englaro forse riusciremo ad avere una legge che stabilisca, in modo inequivocabile, che ognuno di noi è padrone della propria vita e di conseguenza della propria morte.

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    5. Cara Valeria passare di qui è sempre un piacere...Sei una ragazza ricca di risorse, i tuoi post emozionano e suscitano interesse in me come pochi!

      Fantastica la canzone, come anche il video...L'articolo, l'ho letto tutto d'un fiato!

      Ti faccio un in bocca al lupo per la tua battaglia...

      Un bacetto, a presto!

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    6. Spero che la tua tristezza vada via presto amica mia :)

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    7. "...la lotta quotidiana di Beppino Englaro non sia solo per Eluana, sua figlia, ma anche e soprattutto in difesa del Diritto..."

      Sono convinta anch'io che sia così.
      Come lo è stata quella di Welby...

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    8. bel video.. il dolore è parte della notra vita

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    9. Ciao Vale, non arrenderti mai, la vincerai tu alla fine!!
      Questa vicenda di Eluana è davvero assurda. Hai fatto bene a postare l'articolo...

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    10. No parole...
      Resti attonito, quasi inerme e impetrito.
      Tutto ti sembra piccolo e stretto
      E ti sento soffocare
      No parole...
      Con affetto
      Saba

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    11. siamo asserviti ad una pseudomorale di comodo di cui i politici si paludano solo a scopi utilitaristici. Di tanta ipocrisia falsità e ignoranza fanno le spese i diritti delle persone. Siamo prigionieri dei nostri politici, sempre di più, fin nelle più remote pieghe del nostro essere.

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    12. ed io ke speravo ke al lavoro le cose fossero migliorate! tieni duro amica,deve andar meglio,x forza!
      Il post ed il video sono bellissimi, come sempre, e fanno meditare!
      Buona domenica
      Lella

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    13. Non sono parole tanto per dirle, rispondo qui al tuo commento: Verra' il tempo per me!
      Verrà il tempo per ognuno di noi.
      Io ne sono certo, ho sempre fiducia. Una giorno mettero' a nudo una mia causa di "anormalità" rispetto ai normali.
      Ma di quel motivo ne ho fatto un pretesto per combattere e farmi strada...
      Avremo sempre tempo, ma tu apri gli occhi e fatti trovare pronta.
      Stay tuned
      Con affetto
      Saba

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    14. Non vedo un senso ad un accanimento terapeutico anche se non ha garnde efficacia quando le speranze sono andate deluse da tempo. Ammirevole il padre per la sua personalissima scelta, che nessuno può permettersi di criticare.
      Baci

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    15. Dai Stella:-) Ti auguro una buona settimana:-)

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    "La libertà non è star sopra un albero,
    non è neanche un gesto o un’invenzione,
    la libertà non è uno spazio libero,
    libertà è partecipazione."